Cinerubrica ep. 3, “Chungking Express” di Wong Kar-wai
È notte nell’intrico di vie di Hong Kong, tra bar, ristoranti, fast food e supermercati. Due storie di solitudine, di ossessione, di elaborazione della fine di un amore e del tentativo di andare avanti si intersecano in questo scenario nottambulo, insonne, di luci al neon e di pioggia che scorre sulle vetrate dei locali.
Protagonisti di entrambe le storie sono uomini, due poliziotti, entrambi lasciati dalle rispettive compagne. Punto di intersezione dei loro destini è un fast food in Chungking Mansions, dove il proprietario, bonario impiccione e improvvisato psicologo, dà a entrambi consigli sull’amore mentre vende loro cibo e caffè.
Il primo, 223 (il suo numero di matricola), soffre l’abbandono da parte dell’amata May. “Ci siamo lasciati il primo d'aprile, quindi l'ho preso come uno scherzo. Sono disposto ad assecondarla per un mese”, dice, mentre ogni giorno del mese compra una scatoletta d’ananas a fette (il cibo preferito di May) con scadenza primo maggio, nella speranza che torni. 223 ha il suo modo tutto personale di sfogare la tristezza senza versare una lacrima: corre, corre a lungo, corre fortissimo e lascia che il corpo, attraverso il sudore, pianga per lui.
All’avvicinarsi del primo maggio, ormai conscio che May non tornerà, cerca di dimenticarla, di andare avanti, di trovare un nuovo amore. Ed eccola, una donna sconosciuta con una parrucca bionda lo intriga in un locale, inizia a parlarle, cerca di conquistarla. Lei non sembra affascinata, ma stanca: è una narcotrafficante, in fuga dall’uomo che le ha venduto la droga e dai suoi sicari. I due chiacchierano, sonnecchiano nel bar, ubriachi, e decidono poi di spostarsi in un hotel dove lei si addormenta, esausta, mentre lui rimane sveglio a mangiare e a guardare vecchi film.
La mattina lui va a correre, a buttare fuori le tossine. È il primo maggio, May non è tornata ed è il suo venticinquesimo compleanno. Riceve un messaggio di auguri in segreteria dalla sconosciuta della sera prima. Si rivedranno? Che fine ha fatto lei? Non vi svelo la conclusione del racconto, ma solo il gancio col successivo.
223 si reca al solito fast food e lì si scontra con Faye, che lavora da poco con suo cugino, il titolare del locale. La sua voce fuoricampo rivela che Faye è destinata ad innamorarsi di un uomo, il secondo protagonista, il poliziotto 663, ed ecco che inizia la seconda storia.
Anche 663 è stato lasciato dalla sua ragazza, una hostess. Rivede la tristezza dell’abbandono negli oggetti di casa sua. “Hai perso molto peso, lo sai. Eri così paffuta. Abbi più fiducia in te stessa”, commenta tenendo in mano la sua saponetta, consumata e smagrita.
Faye è segretamente innamorata di lui. Svagata e sognatrice, ascolta a volume altissimo una canzone, California Dreaming, in un loop ossessivo. Sogna di vedere la California, capire se c’è sempre il sole come dicono.
Un giorno, al fast food arriva la ex ragazza di 663, la hostess, e le lascia una lettera per lui. Suo cugino la apre col vapore e tutti i lavoranti, curiosi, la leggono. La lettera sancisce la fine del rapporto e contiene le chiavi dell’appartamento di lui.
Faye conserva le chiavi ed inaugura una routine. Ogni giorno si reca all’appartamento di 663 a sua insaputa per riordinarlo, pulirlo, rallegrarlo con dei piccoli tocchi. La saponetta sottile viene sostituita con una nuova, bella rotonda. L’acquario viene riempito di guizzanti pesciolini rossi. Il portaspazzolino di colore triste viene rimpiazzato da una tazza colorata. Persino il grosso peluche bianco viene fatto fuori per una tigre, arancione e con delle vivaci striature.
E nel mangiadischi, l’album dei Mamas and Papas con l’immancabile California Dreaming.
663, pian piano, vede l’appartamento felice e si sente meglio. Finché un giorno non coglie in flagrante Faye e realizza quello che lei ha fatto per lui. La invita finalmente fuori, in un locale, il California. È quello l’arrivo per i due? O la partenza? A questa domanda preferisco non rispondere, meglio godersi il film e gustare la malinconia lieve che lo permea, che lascia sempre il cuore leggero, mai appesantito, leggero come le note di California Dreaming che vi risuoneranno a lungo in testa.



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