Cinerubrica ep. 2, "La Isla Mínima" di Alberto Rodríguez Librero
Acqua paludosa e lingue di terra verde che si snodano come volute cerebrali, come radici di un albero, come linee di Nazca. Inizia così La Isla Mínima di Alberto Rodríguez Librero, con riprese aeree delle paludi del Guadalquivir, una landa inospitale che alterna campi di terra arida spaccata dal sole a una folta vegetazione immersa nell'acqua stagnante, un sole che cuoce la nuca a piogge torrenziali, implacabili, impetuose.
I detective Pedro Suárez e Juan Robles, mandati da Madrid a condurre l'indagine, lavorano sul caso. Pedro, in procinto di diventare padre, è stato spedito in quel luogo dimenticato da Dio per via della sua insofferenza nei confronti dell'autorità e del regime franchista. Idealista, democratico, crede nella libertà e guarda con sospetto Juan, che sembra disinteressarsi all'argomento, un atteggiamento che a Pedro puzza di connivenza. Una coppia che pare da subito bene assortita.

L'indagine si snoda come le lingue di terra nelle riprese aeree, allungandosi fino a stringere sempre di più nella morsa il colpevole, o i colpevoli, in una lotta contro il Male. Anche il Bene però si tinge di nero, tra metodi d'indagine poco ortodossi, a volte brutali, dove il fine non sempre giustifica i mezzi. E alla fine, in questo True Detective dal sapore iberico, ci si domanda se la redenzione possa esistere, o se gli errori del passato non corrompano l'anima così come l'acqua stagnante fa marcire i corpi abbandonati nel fiume.


Commenti
Posta un commento