Ep. 14 - Caro Babbo ti scrivo
Caro Babbo Natale,
È un po' di tempo che non ti scrivo. Sai, oltre una certa età diventa disdicevole, gli amichetti iniziano a sfotterti e quindi lasci che la magia del Natale ti scivoli via dalle dita, e inizi a fare i conti con le disponibilità economiche dei tuoi genitori quando esprimi desideri.
Quest'anno però sento che sei l'unico a cui posso rivolgermi, perché neanche con un finanziamento a rate i miei vecchi potrebbero accontentarmi.
No, non voglio una Maserati, né un Rolex d'oro da migliaia di euro e nemmeno un attico in centro a Milano (be', oddio, magari su questo punto parliamone in separata sede).
Quello che vorrei è riavere una vita che assomigli a quella che avevo prima, e non questa bolla spazio-temporale dove i giorni scorrono senza che nulla accada, dove il tempo scivola veloce e infruttuoso come sabbia in una clessidra.
Vorrei alzarmi alla mattina, sbuffare perché devo andare in ufficio, far sciogliere una compressa effervescente per scacciare il mal di testa causato dal debito di sonno, mentre mi trucco e mi vesto per rendermi presentabile al mondo. Rincorrere il bus, muovere ritmicamente la testa ascoltando una canzone che faccia eco al mio umore, trovarmi a fare colazione con le mie colleghe preferite nel nostro bar di fiducia e farci coraggio a vicenda mentre varchiamo la soglia dell'ufficio. E poi parlare con i colleghi di persona, avere riunioni dove ci guardiamo in faccia e non attraverso quel maledetto schermo, fare la battuta per spezzare la tensione, berci un caffè insieme per spezzare la mattinata, spezzare una merendina al cioccolato e dividerla per ingrassare di meno e sorridere in due. E dopo il lavoro, godermi un aperitivo in compagnia, una lezione di yoga, una cena.
Viaggiare, con quel batticuore che mi viene la sera prima di partire, il sinistro presentimento di aver scordato qualcosa quando infilo lo zaino e il brivido dell'avventura quando l'aereo si stacca dal suolo. Ballare, con la gente che urla le canzoni o si agita accanto a me, coi capelli che si appiccicano alla fronte sudata e il cocktail gelido in mano. Correre, mentre circondata da runner incalliti o sportivi della domenica mi slancio per le vie di Milano durante la Deejay Ten, incitata da Linus, da La Pina e dal pulsare di una città in perpetuo movimento. Ridere, stare in compagnia, abbracciare, baciare, amare, senza che un virus insidioso me lo vieti, senza la paura delle persone intorno, senza chiedermi quanto sto rischiando e quanto sono disposta a farlo.
E ti giuro che accetterò senza battere ciglio gli scazzi della routine frenetica, che non rimarrò in casa il sabato sera a guardare Netflix per pura pigrizia, che non rimanderò l'acquisto di quel biglietto aereo neanche di un giorno, che prenderò la vita per le palle e lavorerò duro per inseguire i miei obiettivi. E soprattutto, prometto che apprezzerò davvero ogni secondo di normalità senza dare più nulla per scontato.
E degli scettici che dicono che non esisti, dei negazionisti della magia del Natale, francamente, me ne infischio. Dopo una certa età, quando gli amichetti ti sfottono, hai le spalle abbastanza grosse per mandarli a quel paese.
Ci serve di nuovo quella speranza, quella fiducia infantile nella magia, per affrontare con coraggio questo Natale così buio. Perché citando Albus Silente (che peraltro credo abbia il tuo stesso barbiere, Babbo, lo stesso tuo e di Gandalf), la felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi... basta solo ricordarsi di accendere la luce.

Ho avuto voglia di leggerlo e rileggerlo.
RispondiEliminaHai aiutato un'anziana signora ormai in pensione ("il cui tempo scivola veloce ed i nfruttuoso") a ricordare - anche se frenetica - come sia stata intensa e ricca anche la mia vita di allora, quando ero"quarantenne milanese".
Come mi riconosco in tutto ciò che racconti con tanta acutezza....!
Eppure sei riuscita a trattare un tema così depressivo (come l'assenza di tante piccole, a volte piccolissime cose) con una leggerezza ed un brio che in realtà finiscono col comunicare una bella energia, un 'allegra vitalità ed una frizzante voglia di vivere.
Ben raccontato, senza forzature, con una piacevole, misurata capacità analitica.
Complimenti Carlotta.
Comunque sia neanche con l'aiuto di babbo natale torneranno i tempi delle spedizioni dai rangeri (si chiamavano così?). Un abbraccio
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