Ep. 13 - Déjà vu

Déjà vu. Questa è la sensazione che provo stasera, mentre fumo la mia sigaretta sul balcone. 
Cambia il panorama, la campagna scura e silenziosa della Brianza, che nulla ha a che vedere con le luci, i suoni, il palpitare della città che anche di notte, anche in queste notti ha sempre un che di vivo.

Cambia il clima, umido e pungente, che mi fa stringere nel maglione con un brivido, e non ha il calore, il profumo che aveva qualche mese fa. Ricordo che in primavera si sentiva l’odore di tiglio, sul mio balcone milanese. Si sentiva l’odore della lavanderia self service, quell’odore di detersivo che mi son sempre chiesta come facesse ad arrivare fino all’ottavo piano. 

Cambia lo spirito, meno coraggioso, privo dell’aspettativa dei caldi mesi estivi e della loro promessa di liberarci da questo stallo, questa prigionia che stiamo vivendo.

Cambia l’entusiasmo con cui affrontavo i piccoli svaghi della quarantena, le riunioni con amici supportate dalla tecnologia, l’aperitivo digitale che ci faceva sentire spavaldi e pronti a sopportare quella momentanea privazione.

Non cambia però questo piacere solitario, la sigaretta sul balcone. Mi sento un po’ traditrice a non fumarla sul balcone del mio monolocale milanese, e mi sorprende pensare che mi manca. Mi manca vedere i palazzi, le luci che filtrano dalle finestre degli altri. Una figura scura su un balcone lontano e la fiammella di un accendino di qualche compagno o compagna di questo stesso solitario vizio. Un televisore in una stanza buia, che proietta sprazzi di luce fredda, mobile, sulla parete. Una finestra che si illumina di blu, di verde, di rosso. Mi immagino che Alexa si stia scatenando, là dentro. 
Qualcuno che passeggia nel buio con il suo cane. Un rider in bicicletta che consegna la cena a chi non ha voglia di cucinare, o che vuole premiarsi con qualche pietanza esotica. Il conducente dell’autobus, che gira vuoto e illuminato nella rotonda sotto casa. 

Pensare che ognuna di queste persone stava vivendo la sua vita, lì, a qualche metro da me mi ha sempre fatto compagnia in quei mesi di solitudine. Adesso la campagna mi restituisce silenzio, una calma ineffabile, avvolta da una leggera foschia che i mesi invernali sono soliti regalarci, turbata solo dal latrare di un cane in qualche giardino in lontananza.

E mentre spengo la sigaretta, e penso ironicamente che dovrei cambiarlo, il nome di questo blog, che questa quarantena si è trasformata da milanese a brianzola, penso che in fondo non importa. È sempre una quarantena, siamo di nuovo qui. Poco conta dove la stiamo vivendo, conta che c’è sempre qualcuno, a qualche metro da me, che è pronto ad affrontare anche questa e a farsi coraggio.

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