Ep. 10 - Sapore di Covid

Mai l'avremmo pensato durante l'interminabile quarantena, eppure eccoci qua, sotto il sole di questa estate 2020 al sapore di Covid, come canterebbero i The Giornalisti e Gino Paoli in un ipotetico duetto.

Le gabbie ormai sono state aperte da parecchio e l'italiano ne è uscito stiracchiandosi pigramente al sole, un po' intimorito da questa tanto agognata libertà con un lieve retrogusto di pericolo.
Poi i mesi sono passati ed eccolo, fiero della riconquistata indipendenza, che affonda il piede nella sabbia con le sue Havaianas.

Dopo il sarcasmo, la mia grande passione è la sociologia spicciola. E se dovessi delineare tre grandi macrogruppi con i quali schedare l'italiano in vacanza nel VentiVenti, ecco quali sarebbero.

Il negazionista

Nella categoria dei negazionisti rientra una bella pletora di gente, dai complottisti che ritengono il Covid un'invenzione dei poteri forti, agli adolescentelli egoisti che vogliono spaccarsi in discoteca a prescindere da tutto e tutti.
Il negazionista comunque se ne sbatte del Covid e si ammassa impavido nelle spiagge più affollate del globo. La mascherina l'ha portata, ma giace abbandonata in fondo alla sua valigia, come il libro di testo che portavi in vacanza per lavarti la coscienza e che puntualmente non aprivi mai. Si ammazza di cocktail al party in spiaggia e spamma l'Instagram con le sue storie irriverenti.
Motto: non ce n'è Coviddi.
Epilogo: torna positivo e crea un focolaio nel sua terra natìa, marchiato d'infamia dalla stampa locale.

Il censore

Lo riconosci subito, il censore. Scende dall'auto rigorosamente coperto dalla mascherina, che tiene ostinatamente sul naso anche se lontano da tutti. Ha scelto la sua meta dopo un accurato sondaggio con amici e conoscenti, per essere matematicamente certo di andare nel posto più desolato possibile. Vette irraggiungibili, campagna sterminata, calette inaccessibili se non dal mare, queste le sue mete favorite.
Se incontra qualche gruppetto di gitanti, li guarda in cagnesco da lontano, minacciandoli con un'occhiataccia qualora osassero oltrepassare il confine invisibile tracciato nella sua mente.
Su Instagram ha tolto il follow ad almeno una cinquantina di conoscenti, indignato per le loro storie in mezzo alla gente. Per ripicca, pubblica qualche paesaggio idilliaco e deserto con laconiche quotes del tipo "Loneliness", "Peace", "Beata solitudo". Tiè, stronzi.
Motto: "ci meritiamo la seconda ondata", mentre storce il naso scorrendo le storie dei negazionisti.
Epilogo: non prenderà il Covid, ma mentre sta per raggiungere il suo rifugio sulla cima impervia dove si è rifugiato si romperà una gamba.

L'equilibrato instabile

Come suggerisce il nome, questa è la categoria più combattuta. Lontano dall'inconsapevolezza ostinata del negazionista, ma critico nei confronti della rigidità censoria, l'equilibrato instabile oscilla tra momenti in cui si disinfetta le mani tre volte di fila a momenti in cui abbraccia gli amici e si fa offrire un tiro di sigaretta, mormorando un timido "sticazzi".
Non rinuncia al mare, ma predilige località meno quotate prive di ressa, che lo fanno sentire coscienzioso. Non si nega aperitivi e birrette al bar, ma evita la discoteca da quando ci ha messo piede e gli è venuto un attacco di panico.
Condivide la bruschetta con l'amico, poi di notte al solitario colpo di tosse causato dall'aria condizionata si prova la febbre. Motto: "dai, però siamo stati bravi" ai suoi compagni di viaggio.
Epilogo: piglierà il Covid dall'amico negazionista che ribeccherà dopo le ferie.

Se vi siete riconosciuti in una di queste fazioni, auguri.
Se non vi siete riconosciuti in nessuna, mentite.

Buone vacanze e un abbraccio...anzi no.

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