Ep. 9 - Un anno che è la fine del mondo
Ore 7.50, suona la sveglia. La rinvii di una decina di minuti. Sbuffi, ti giri nel letto. Poi pigramente ti alzi.
Hai un’incipiente mal di testa, in agguato dietro la nuca. Speri che il tuo caffè mattutino riesca a combatterlo e a diradare la nebbia che ti offusca la mente mentre inizi ad accendere il pc.
Che strano. Non si accende. Apri il frigorifero e vedi la luce spenta. È saltata la corrente.
Imprechi, che giornata di merda, iniziamo male. Aspetti qualche istante, poi decidi di avvisare la tua capa per evitare che ti dia per dispersa. Che strano, ti dice che anche lei non ha corrente. Sarà un problema di Milano?
Apri Facebook, che nonostante sia ormai ufficialmente demodé è ancora il luogo dove queste notizie fanno tam-tam. Vedi alcuni titoli: corrente saltata in varie zone d’Italia.
Evidentemente nelle redazioni dei quotidiani però si ricordano di mettere in carica il pc alla sera, pensi. Tu invece te ne sei scordata dopo esserti vista un film in streaming.
Le notizie però iniziano ad aggravarsi. Il blackout si diffonde in Europa. Senti una punta di panico. Com’è possibile? Hai l’impressione che la normalità, il tuo mondo s’incrini.
Chiami i tuoi genitori, che fortunatamente ti rispondono. Stranamente c'è ancora linea e anche loro, come te, avevano il cellulare carico. In circostanze normali ti diresti calma, ma diamine, sei nel 2020. Ti sei appena sciroppata un lockdown da sola all’insegna dell’andrà tutto bene e invece non va bene per niente. Decidi di ricongiungerti ai tuoi cari, alla tua micia. Non si sa mai.
Butti dentro due cose in una borsa, infili il pc nello zaino e ti appresti a partire. Controlli la luce, stacchi il contatore, ma niente, non cambia nulla.
Poi vedi qualcosa che ti raggela. La bellissima giornata di sole che martellava la tua finestra rivolta a est si è improvvisamente scurita. Come se qualcuno avesse messo una mano davanti alla lampadina. Il cielo ha un colore strano, quasi plumbeo.
E lì realizzi. È davvero la fine del mondo. Stiamo davvero chiudendo il palcoscenico. I fottuti Maya avevano ragione.
Cosa si fa nel momento della fine? Si va in panico, okay, e poi? Fai una storia su Instagram? Tanto da domani non c’è più, che diamine. Scrivi un pezzo per il tuo blog? Già nessuno se lo filava prima, figurati ora.
Inizi a scrivere ai tuoi amici più cari. A chi non senti da un sacco ma pensi sempre con affetto. A chi hai ferito per chiedere perdono. A chi vuoi che, prima del gran finale, sappia quanto è stato importante per te.
Scendi in strada. Fanculo la mascherina, tanto quella massa nera gigante sta per sfracellarsi contro la Terra. Cos’è, poi, questa roba alla Melancholia? Dove sono gli astrofisici, gli scienziati, i cervelli quando servono? È comparsa così, dal nulla? E perché la terra ha iniziato a tremare?
Scendi e trovi la tua portinaia. Hai smesso di fumare, ma ti rassegni e le chiedi l’ultima sigaretta. Anche lei è piuttosto calma nel panico, ti è sempre sembrata una persona con presenza di spirito. Nel palazzo usualmente silenzioso, invece, si è scatenato il delirio. La gente esce strillando dai suoi appartamenti e si riversa per le strade. Tu e la portinaia li guardate con un’aria tra il compatimento e la comprensione mentre vi fumate la vostra sigaretta.
Il tuo cellulare vibra di continuo, la gente ha iniziato a risponderti. O a scriverti. Qualche dichiarazione d’amore (toh, lo sapevo, alla fine tornano tutti). Qualche richiesta di aiuto ed espressione di panico. Qualche ultimo saluto dagli amici più cari. Hai chiamato i tuoi, non riesco a raggiungervi, non ce la facciamo a salutarci. Si disperano, cerchi di calmarli. Ed è in quel momento, mentre tu rassicuri loro, che capisci di essere davvero adulta. Invecchiata. Ma in fondo, che importa?
La gente in strada fa foto al cielo. Cosa bisogna fare al momento della fine? Non c’è tempo per quelle classiche cose da fare prima di morire se non le hai fatte prima. Visitare quella città. Lanciarti col paracadute. Fare un viaggio da sola zaino in spalla. Vivere un anno all’estero. Iscriverti a un corso di cucina. Insomma, quelle cagate che devi spuntare dalla tua lista per considerarti realizzata.
Niente, non puoi fare altro che fumarti quell’ultima sigaretta – anzi, signora, facciamoci fuori il pacchetto che tanto moriremo, ma non di cancro – e goderti l’ultimo spettacolo.
Ti svegli. Le 10.30 di domenica 21 giugno. Il sole splende ancora, nessuna eclissi. Il cellulare ha la luce verde della carica. Il mal di testa è sempre lì, fedelissimo al risveglio.
Apri Facebook e Instagram: nessun blackout, nessuna emergenza. Le solite notizie trite e ritrite. I soliti exploit dei volti della politica. Le solite storie in cui la gente fa a gara a chi sta passando il week-end più figo.
Il palazzo è silenzioso. La portinaia non lavora, è domenica. Non devi neanche accendere il pc. Nessuna chiusura dei battenti, nessun buio in sala. Il 2020 è sempre lì, con le sue sfighe, il coronavirus, il distanziamento sociale, le mascherine, il plexiglass, la cassa integrazione e altre amenità.
E, nel sollievo, s’insinua un pensiero nella tua mente: che due palle.

Come a dire che l'incubo della fine del mondo, dentro di noi non si è ancora quietato. Dietro la noia c è in tutti noi l'angoscia della fine nostra e del mondo:io capisco questo.
RispondiEliminaMa siamo al 6 luglio e mi piacerebbe leggere la continuazione
La rompipalle resta in attesa.
Se no, come faccio a sentir. I importante?