Ep. 7 - Distanza di insicurezza
Distanziamento sociale. Distanze di sicurezza. Si prega di mantenere almeno un metro di distanza. Restiamo distanti oggi per riabbracciarci più forte domani.
Questa parola – distanza – è diventata il ritornello principale degli anni Venti del Duemila, nati sotto il segno della Pandemia. Ha il sapore di una preghiera e di una maledizione al tempo stesso, e assume forme in continuo divenire durante e dopo la quarantena.
La distanza fisica tra individui (social distancing)
Il limitare il contatto fisico allo stretto necessario, riducendolo a quelle persone che condividono con noi gli spazi vitali al punto che sarebbe impensabile (e insopportabile) estrometterle.
Alcuni di noi accoglieranno questa nuova regola sociale come una benedizione.
Basta baci sulla guancia a mo’ di saluto ogni volta che si esce in compagnia (soprattutto a quegli ingordi che ne chiedono addirittura tre). Basta eccessive esternazioni d’affetto dai toni melodrammatici per salutare una persona che vedi tutti i santi giorni. Basta gente che ti tocca mentre ti parla. Basta abbracci non richiesti da tizi invadenti. Se ci pensiamo un secondo, potremo quasi tirare un sospiro di sollievo all’idea di ripulire le nostre interazioni sociali da tutte queste intromissioni fisiche ai limiti della molestia.
Penso però a quegli abbracci che ci negheremo con rammarico. A parenti, genitori anziani, cari amici.
In quel caso, la distanza fisica sarà un regalo, un gesto di rispetto, una dimostrazione d’affetto più forte del contatto. Sarà un modo per dimostrare la vicinanza senza adoperare il corpo.
La distanza nello spazio
La quarantena ha agito in maniera subdola sulla distanza spaziale, parificandola.
Non contava che una persona stesse a New York, a Roma o in Piazza De Angeli.
Ci risultava equamente distante, perché comunque non ci era possibile vederla e abbattere quei (magari) pochi km necessari a farsi una chiacchierata vis a vis.
In Fase 2 stiamo tornando a una normalizzazione della distanza, ma con riserva.
Valicare i confini regionali sembra un’impresa titanica, una trasferta estera per lavoro un miraggio lontano, una vacanza in giro per il mondo manco a parlarne.
Signore e signori, dichiaro ufficialmente chiuse le vanterie post-vacanze, dove si faceva gara alla meta più esotica e di tendenza. Quest’anno ci dovremo accontentare della bella Italia.
A Milano, i bauscia si sentiranno salvi: Courma e Santa sono in Italia.
Peccato che per noi meneghini il rischio di passare l’estate all’Idroscalo rimanga tuttora piuttosto concreto.
La distanza nel tempo
Le giornate in quarantena sono trascorse più lentamente, il tempo è fluito in maniera indolente e abbiamo dovuto organizzarci per riempirlo. Le ore non scorrevano implacabili e non ci scivolavano più tra le dita a causa dei mille impegni della vita normale.
Eppure, magicamente, eccoci alle soglie di giugno. Chi non prova un senso di incredulità alzi la mano.
Dove sono finite la nostra primavera, la grigliata di Pasquetta, le gite fuori porta, il primo di maggio, quelle prime serate all’aperto, i drink seduti ai tavoli esterni di un bar con la brezza serale pungente, le giacche da mezza stagione, i trench? Com’è possibile che ci siano già quasi 30 gradi?
E quanto è lunga l’attesa di tempi migliori? Tempi dove potremo vivere senza tutti questi limiti, senza tutti questi vincoli? Quei tempi dove la mattina bevevi un cappuccino in Malpensa e la sera dello stesso giorno eri in meeting a New York?

Brava Carlotta. Gli ultimi 2 mi sono piaciuti. I primi li trovavo inzuppati di pessimismo, e ci stava! Ogni tanto ricorda RANGERI!!!
RispondiEliminaNon c'era un adagio che definiva il pessimismo il profumo della vita? No, ecco, forse mi sto sbagliando...comunque grazie, spero apprezzerai anche i prossimi ☺️
EliminaCarino, dolce, autentico. Distanza che distanzia (benedetta) distanza che raddoppia gli affetti arricchendoli con la protezione dell'amore.
RispondiEliminaQui c è un maggiore controllo dell'ironia (qui bonaria) mentre altre voltet viri, non sempre piacevolmente nel sarcasmo