Ep. 3 - Peccatucci da quarantena
Voglio astenermi per qualche minuto dalla serietà.
Ah, perché quella dei post precedenti era serietà (vi sento pensare)? Ebbene sì, lo era, se paragonata all'argomento odierno. La vita è solamente una questione di prospettive.
Ma ritengo questa variazione sul tema doverosa, perché in quarantena abbiamo bisogno anche di un po' di autoironia (ecco, magari conservatela quando uscite di qui, belli, che male non fa).
Ognuno di noi in questo periodo di lockdown - come ci piace definirlo per sentirci più internazionali - ha commesso delle leggerezze, delle sciocchezzuole, riconducibili a quelli che definirei i "peccatucci da quarantena".
E dal momento che la vita reale è stata carente, il principale palcoscenico è stato il mondo dei social network, nello specifico Instagram.
Di seguito un elenco di peccati in ordine sparso.
Report fotografici quotidiani delle vostre prodezze culinarie, per fierezza dei propri progressi, per stimolare l'invidia di chi sa cucinare al massimo un uovo sbattuto, per instillare in qualche maschietto o femminuccia l'idea che siete proprio un ottimo partito, oppure per farvi convocare a 4 Ristoranti.
Video timelapse dove eseguite alla perfezione sequenze di yoga. Perché, se siete così flessibili nel Chakrasana, chissà in altri contesti cosa potete riservare.
Foto del vostro rigoglioso giardino fuori città, per sbattere in faccia ai colleghi milanesi reclusi nei loro loculi metropolitani che le fatiche del pendolare sono ampiamente ricompensate.
Foto dei vostri balconcini cittadini, per dimostrare ai colleghi paesanotti che con due piante e un tavolino IKEA non vi manca proprio nulla.
Screen dell'aperitivo su Houseparty per dimostrare che non siete carenti a livello di socialità e che non vi state trasformando in sociopatici all'ultimo stadio. Sorvoliamo sul fatto che andando a far la spesa cambiate regolarmente marciapiede incrociando un passante e che incenerite con lo sguardo chi in coda vi si avvicina a meno di un metro.
Per le donzelle, selfie decorati da filtri per ricordare ai fanciulli là fuori che siete belle anche in quarantena. Togliete i filtri e inquadrate tutta la persona, poi ne riparliamo.
Meme sarcastici e storie pseudo-intellettuali dove ironizzate sul virus, sul lockdown, sulle dirette di Conte, su Enrico Mentana e compagnia bella.
Storie pregne di mindfulness dove trasmettete messaggi di speranza, di autoconsapevolezza e di positività. Poi andate a piangere in bagno pensando che vi potrete scordare le serate al Bar Bianco fino al 2021.
Storie dove suonate, cantate, disegnate, vi esibite in sketch comici. Ragazzi, parliamoci chiaro: se nella vita siete impiegatucoli e non Alex Turner, Damien Hirst o Jim Carrey, un motivo ci sarà.
Storie dove vi affidate ai filtri di Instagram per sapere se foste una canzone indie quale sareste, se foste un personaggio della Casa di Carta chi sareste, se foste un quartiere di Milano quale sareste. Come se servisse un filtro Instagram per sapere cosa siete.
Se vi siete riconosciuti in almeno uno dei comportamenti sopracitati, datevi uno schiaffo a mano aperta. E credo proprio che nessuno di noi resterà immune a una bella guancia arrossata.
Ah, dimenticavo un peccato nella lista, forse il più imperdonabile di tutti.
Aprire un blog sulla quarantena, pensare anche di essere originale e che a qualcuno possa fregare qualcosa.

Il finale salva il pezzo, secondo me centrato bene il tema, ma un po' troppo compiaciuto.
RispondiEliminaMi sto divertendo anch'io a darmi questo tono di "saggia critica letteraria!"