Ep. 2 - Fenomenologia della conversazione in quarantena

Venerdì 17 Aprile 2020

Il solo motivo per cui chiediamo ad altre persone com’è andato il loro fine settimana è perché così gli possiamo raccontare il nostro.
(Chuck Palahniuk)

In principio era un carosello di video call di gruppo su Skype, aperitivi su Houseparty e cene su Teams, utili a farci sentire gli amici a un passo da noi. Ok, con i visi a volte alterati dai pixel. D'accordo, con la connessione che ogni tanto ci boicottava e ci troncava nel vivo del discorso. 
Ma comunque ci sentivamo meno soli, avevamo voglia di sentire le nostre voci, di commentare l'assurdità di una situazione che ci spaventava ma che sentivamo di poter affrontare per il bene comune, per amor patrio o - per chi difetta di altruismo - anche solo per paura di una bella denuncia.
Ma dopo più di un mese, inizio ad avvertire un nemico strisciante rosicchiare ogni giorno di più l'entusiasmo con cui affrontavamo questi appuntamenti. La conversazione stentata.

Nella vita reale, quanti spunti di conversazione abbiamo? E non parlo di discussioni elevate, ma delle volgarmente note "chiacchiere da bar", l'anticamera non pedante di successivi scambi più profondi, più articolati. 
La battuta pungente su quel leccaculo del collega.
La confidenza agli amici sul tipo o la tipa conosciuta la sera prima a una festa. 
La narrazione entusiastica del concerto della band preferita che finalmente siamo riusciti a vedere dal vivo.
Il resoconto di quel week-end a Berlino, tra il tramonto sulla terrazza del Klunkerkranich e il vano tentativo di entrare al Berghain. 
La vita nelle sue sfaccettature ci regala mille e più occasioni per dare colore ai nostri racconti. 
A volte, come scaltri chef, aggiungiamo un pizzico di menzogna per dare pepe a una storia poco sapida, ma la realtà ci fornisce comunque diversi ingredienti per servire i nostri aneddoti al desco della conversazione.

Cosa ci raccontiamo ora, in questa sospensione dalla vita? Perché diciamolo chiaramente, del vostro workout quotidiano non gliene frega niente a nessuno. E ormai non hai più serie Netflix da consigliare ai tuoi amici perché, come te, se le sono viste tutte. E hai voglia a mentire per dare sapore a una giornata tra quattro pareti, mancano eccome, gli ingredienti.

Forse la cosa più affascinante che ci resta da raccontare è il nostro lavorio interiore, la macina del nostro cervello che trita una realtà assurda, paradossale, e sputa pensieri, angosce, speranze. 
O i demoni che le distrazioni della vita reale tengono a bada ma si celano lì, in agguato, nella nostra mente. O le ambizioni che scalpitano nel nostro cuore e che smaniamo di realizzare. 
Ma chi riesce davvero a condividerli, questi pensieri? Chi ne ha il coraggio?

Commenti

  1. Brava, questo pezzo è proprio lucido e penetrante.
    Brava sopratutto per la levita' con cui tratti riflessioni profonde

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